NASCITA DEL PROGETTO “MERCATO DELLA TERRA” DI ALBA

per impostare questo nuovo Mercato.

Con il finanziamento ottenuto sono stati acquistati gazebi molto belli e funzionali, di un colore caldo e accativante che ha dato una bella immagine al mercato.

La Condotta è stata capofila nel coordinamento di tutti passi necessari per creare questo nuovo Mercato sono state contattate le varie associazioni di categoria per l'elaborazione del regolamente ed è stato istituito un comitato cui fà parte la Condotta i produttori le varie associazioni di categoria e dei consumatori e il 21 marzo 2010 e stato inaugurato e si svolge tutti i sabati mattina.

Questo Mercato della Terra oltre ad essere un luogo dove trovare le eccellenze del territorio è anche un luogo dove vengono oraganizzati eventi  per far conoscere iniziative sociali comei prodotti fatti in carcere, i Presidi Slow Food e anche incontri conviviali ....

Con il progetto dei Mercati della Terra Slow Food si dà l’obiettivo di creare una rete di mercati contadini, luoghi cioè di presentazione e vendita di prodotti alimentari da parte dei produttori.

Il primo significato del progetto è dunque l’avvicinamento fra la terra e la tavola, un passo ulteriore verso il riconoscimento dei coproduttori.

Coproduttori siamo tutti noi, nel momento in cui ci avviciniamo al mondo del cibo con uno spirito il più possibile vicino a quello di chi lo produce, con la massima consapevolezza di quello che significa essere un agricoltore o un casaro, con il desiderio di conoscere le caratteristiche dei prodotti che vogliamo acquistare.

 Il contatto diretto fra chi porta cibo sulla propria tavola e chi a quel cibo ha dato vita è uno dei sistemi più efficaci per raggiungere questo risultato.

In un Mercato della Terra ci sono solo produttori, e questi vendono solo i loro prodotti.

Così facendo si assumono in prima persona la responsabilità del loro lavoro, della qualità di ciò che portano al mercato; inoltre, hanno la possibilità di raccontare i prodotti, il lavoro che ne è alla base, cosa definisce la loro qualità, e di conseguenza cosa giustifica il prezzo praticato.

La comunicazione si manifesta anche attraverso l’organizzazione di degustazioni e di attività di educazione del gusto.

Oltre ad essere una necessità, è una opportunità sociale: un simile mercato diventa luogo di incontro, un pretesto in più per stare insieme.

In un Mercato della Terra si possono vendere solo prodotti locali, cioè appartenenti alla cultura alimentare della comunità che il mercato stesso serve: il riferimento geografico è la provincia oppure una distanza massima di 40 km fra il luogo di produzione e il comune sede del mercato.

Questo crea opportunità di sviluppo per le economie locali ed è un modo di salvaguardare l’ambiente, minacciato in primo luogo proprio dall’inquinamento generato dal trasporto del cibo.

Diretta conseguenza di ciò è la vendita di prodotti di stagione, ed anche questo è un modo di rispettare la natura e i suoi ritmi, oltre che la maniera di restituirci il piacere di aspettare il tempo giusto per ciascun cibo.

Non per regola, ma per corollario implicito, i Mercati della Terra sono riservati ai piccoli produttori, che fanno più fatica a confrontarsi con il circuito della grande distribuzione, ma la cui dimensione permette spesso di presentare prodotti di qualità.

Chi è ammesso nei mercati vede riconosciuta la possibilità di una retribuzione corretta del proprio lavoro, e nel contempo si impegna a trattare correttamente i propri dipendenti.

Il presupposto per la creazione di un Mercato della Terra è la costituzione dell’Alleanza, cioè una rete della quale sono parte indispensabile la cittadinanza (rappresentata dagli enti pubblici), i produttori (rappresentati dalle loro associazioni) e Slow Food.

L’alleanza promuove la nascita del mercato e lo progetta.

Il compito di organizzare il mercato sta al Comitato di Gestione, che comprende rappresentanti di tutti i soggetti dell’Alleanza ma deve avere maggioranza di produttori: questi ultimi sono così più direttamente e profondamente coinvolti.

Il comitato gestisce il mercato, ne cura la promozione, garantisce il rispetto delle regole.

I mercati devono essere organizzati a cadenza regolare, come minimo una volta al mese; sempre nello stesso posto e con gli stessi orari.

Solo in questo modo possono diventare un appuntamento affidabile e avere un effetto significativo sulla vità della comunità.

I prodotti venduti nei Mercati della Terra rispondono al criterio del buono del pulito e del giusto: i criteri di questa qualità sono stabiliti nei documenti di autocertificazione che i produttori sottoscrivono al momento dell’ammissione.

Sono prodotti naturali, cioè ottenuti da processi produttivi tradizionali e rispettosi dell’ambiente; in questo senso le certificazioni, quale quella biologica, sono assolutamente apprezzate ma non costituiscono titolo di preferenza.

 È implicito il rifiuto delle coltivazioni ogm, contro le quali la nostra associazione è impegnata con grande energia.

I Mercati della Terra salvaguardano l’ambiente anche producendo meno rifiuti possibile, smaltendoli in maniera corretta, con attenzione al risparmio energetico e utilizzo di materiali di consumo il più possibile biodegradabili.

I prezzi praticati sono equi, trasparenti e motivati. Come già detto, devono ripagare in maniera giusta la fatica di chi lavora e le materie prime necessarie per ottenere un prodotto di qualità, ma devono anche rendere visibile a chi acquista il beneficio dei ridotti costi di intermediazione. Il controllo dell’equità dei prezzi sta al Comitato di Gestione.

Infine, ma certo non ultimo per importanza, i Mercati della Terra sono in rete, sono cioè idealmente riuniti per condividere competenze e contributi. Nel rispetto di tutte le differenze e particolarità dei territori, hanno in comune il processo di comunicazione curato da Slow Food, e si trasmettono le loro esperienze, le loro storie, per imparare gli uni dagli altri.

I Mercati della Terra si avvalgono della collaborazione e delle competenze di Slow Food, della Fondazione Slow Food per la Biodiversità e dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche.